martedì 14 ottobre 2014

14 ottobre 2014

In un battibaleno, in un batter di ciglia, in un batter di pioggia sui vetri, ecco, ci siamo. Lungo l'autunno calpesto le foglie color delle mie scarpe. I marciapiedi si preparano alla nebbia. Nel cielo brumoso un raggio di sole fa capolino, per poco. Curioso di vedere come se la cavano gli omini e le donnine là, sotto le nuvole. Ma che sarà mai! Si tratta pur sempre del solito inverno alle porte! Finalmente non abbiamo più da stupirci: ma fa ancora caldo, e? L'anno scorso di questi tempi già i riscaldamenti, nevvero? Eccoci. Come cambia in una sola notte la stagione, così cambi tu. E un pomeriggio di tristezza improvvisa ti fa credere che non ce la farai. Non oggi. Non domani. Come resisterai a questo inverno? Come sopravviverai alle prossime lune che non vedrai, nascoste dalla coltre di nubi? Alla fine del giorno, cosa dirai al tuo corpo stanco, non troppo, ma quanto basta a non aver voglia di nulla se non di calore umano o animale. Vivente insomma. E invece niente. Ti aspetta l'abisso del sonno, ti aspettano altre vite in altri luoghi, ti rivendica la te stessa che ti veglia durante il giorno e la sera ti abbraccia, ti culla e ti rassicura. Un altro inverno, questo inverno, è solo per te e per me e per noi. Che altro ti serve? Un caminetto, per esempio, le dici. La mia gatta, per esempio, le ricordi. Non saprei, l'amore? Cose così, no??? E lei ti parla con la sua voce di bimba, che nemmeno ti ricordi più che un tempo era anche la tua: "ma che dici, non vedi? L'amore è intorno a te, dentro di te, accanto, ti pervade! L'universo ti accompagna ogni istante. Tutto è vivo! L'hai dimenticato? Passerà questo inverno e sarà denso, ricco di intimità e di emozioni, proprio come te l'aspettavi." Io la guardo e l'ascolto incantata dalla sua bellezza che non so più dove l'ho messa. E poi mi fa l'occhiolino. E torno dentro le coperte, ridendo.

Rainy day in venice - Leonid Afremov

La Domada: da un'idea di Shakespeare, uno spettacolo sulla violenza di genere

La Domada: spettacolo di teatro-danza che reinterpreta la famosa “bisbetica domata” di Shakespeare. Un progetto, frutto della collaborazione tra la Compagnia della Quarta di Bologna e Danza 180° di Fernando Lazàro di Madrid.

 

Al centro della storia un matrimonio, una storia d’amore, un rapporto che si trasforma in un castigo. I riflettori si accendono con i quattro ballerini in scena. Una coppia avanza sorridente, mano nella mano, verso il pubblico, felice, seguita dagli altri due. Subito inizia la danza di un legame che non è solo spirituale, ma che è soprattutto fisico e concreto. Dei lacci annodano mani e piedi, l’uno dell’altra. I protagonisti si liberano dei lacci fisici ma non della passione, prima, e del tormento poi.  Al loro fianco gli altri due ballerini fanno da ombre o da specchi, a volte dirigono i loro passi, a volte sostengono le loro decisioni, a volte istigano le loro emozioni, a volte duettano o tra loro o coi protagonisti, danzando il dissidio interiore. Stare insieme diventa difficile, la donna è sempre più irascibile e insoddisfatta, l’uomo aggressivo e impositivo. Corpi si travolgono, si amano, si odiano, si offendono, si scusano, si allontanano, si avvicinano, parlano/danzano con gli altri sé, respingono e accolgono emozioni, umori, lei si avviluppa in un’amarezza che sembra non avere fine...


martedì 7 ottobre 2014

Emma Watson e il femminismo: "perchè questa parola è tanto scomoda?"

La società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella società”. - See more at: http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpuf

Emma Watson e il suo discorso alle Nazioni Unite in occasione del lancio della nuova campagna HeForShe.

Non discuto della campagna della UNWomen "HeForShe". Non oggi. Apprezzo le parole di una giovane donna, Emma Watson nota come Hermione Granger, eroina di milioni di ragazzini e ragazzine - ma anche di giovani e meno giovani - in tutto il mondo - leggi l'articolo completo su SenzaBarcode.it.

La società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella società”.
La società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella società”. - See more at: http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpuf
La società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella società”. - See more at: http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpuf
Fin da bambini osserviamo i comportamenti dei nostri coetanei e degli adulti e ci domandiamo: perché ci si comporta così? chi è che impone di fare certe cose? cos’è che spinge ad assumere certi atteggiamenti? e io c’entro qualcosa? fino a che punto? Nella nostra società di oggi nessuno – ufficialmente – può dirti: questo non puoi farlo perché sei femmina o questo non puoi studiarlo perché sei maschio, oppure qua non ci puoi andare perché sei femmina, così non devi comportarti perché sei maschio. Eppure riceviamo un’educazione molto diversa. Non è detto che sia inferiore o superiore. Magari solo un’educazione adeguata alla femminilità o alla mascolinità. Che ti insegna come comportarti in un mondo prevalentemente maschilista. I maschi non sono esenti da questo meccanismo irrispettoso delle proprie inclinazioni. I maschi – per lo meno a partire dalla pubertà in poi – sembrano costretti a fare cose strane tipo: non piangere, non dormire nello stesso letto, non fare a meno di sottolineare la bellezza di un fondoschiena, fare gli spacconi davanti alle femmine, non arrossire per le stupidate che dice e che fa l’amico spaccone, non avere paura di andare da soli in giro di sera, allenarsi a fare i lavori cosiddetti pesanti, dimostrare continuamente di essere forti e, spesso, superiori. Crescendo le stranezze continuano, per esempio: attribuirsi il posto guida come diritto-dovere, litigare al posto dell’amica o della fidanzata, stare attenti alle femmine del proprio gruppo di amici, sentirsi interamente responsabili del benessere economico della famiglia, regalare fiori, offrire da bere, pagare la cena, non partecipare alle riunioni di donne… Cose così, banalità forse, molte delle quali sono etichettate come galanterie e, perciò, a noi femmine ci piacciono e ce le teniamo strette, sorridendo maliziosamente a chi usa tali gentilezze con noi.

Alcuni passi avanti sono evidenti a tutti, per esempio una nuova generazione di padri affettuosi con i loro figli, un comportamento impossibile da concepire fino a cinquant’anni fa. Però essere femminista non significa volere un mondo al contrario, vuol dire volere un mondo in cui ognuno possa assecondare e praticare il proprio carattere – mascolino o femminino o altro che dir si voglia – liberamente. Come Emma Watson mi chiedo, quando prenderemo – tutti e tutte – coscienza di questo? quando saremo davvero “liberi di essere”? Perché se bisogna cambiare, bisogna cambiare insieme! Questo è il senso del suo discorso. In attesa di una campagna ParentsForChildren, che magari si chiami WeForWe e basta, speriamo che la parola femminismo non sia più sinonimo di “donna incazzata e tabagista”. Forse il volto di Emma Watson potrebbe funzionare.



La società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella società”. Scrive Monica Lanfranco sul Fatto Quotidiano: “il discorso dell’attrice, classe 1990, è stato sottovalutato dai media e forse anche dai movimenti delle donne.” Io non voglio sottovalutarlo. Per quel che mi riguarda non posso che concordare con Emma Watson e sottolineare le sue parole a proposito delle azioni, convegni o assemblee che affrontano tematiche di genere frequentate in stragrande maggioranza da sole donne: “Come possiamo cambiare il mondo quando soltanto metà di esso è invitato o si sente a suo agio a partecipare alla conversazione?”.
Fin da bambini osserviamo i comportamenti dei nostri coetanei e degli adulti e ci domandiamo: perché ci si comporta così? chi è che impone di fare certe cose? cos’è che spinge ad assumere certi atteggiamenti? e io c’entro qualcosa? fino a che punto? Nella nostra società di oggi nessuno – ufficialmente – può dirti: questo non puoi farlo perché sei femmina o questo non puoi studiarlo perché sei femmina, oppure qua non ci puoi andare perché sei femmina, così non devi comportarti perché sei femmina. Eppure riceviamo un’educazione molto diversa. Non è detto che sia inferiore o superiore. Magari solo un’educazione adeguata alla femminilità o alla mascolinità. Che ti insegna come comportarti in un mondo prevalentemente maschilista.
Ma i maschi non sono esenti da questo meccanismo irrispettoso delle proprie inclinazioni. I maschi – per lo meno a partire dalla pubertà in poi – sembrano costretti a fare cose strane tipo: non piangere, non dormire nello stesso letto, non fare a meno di sottolineare la bellezza di un fondoschiena, fare gli spacconi davanti alle femmine, non arrossire per le stupidate che dice e che fa l’amico spaccone, non avere paura di andare da soli in giro di sera, allenarsi a fare i lavori cosiddetti pesanti, dimostrare continuamente di essere forti e, spesso, superiori. Crescendo le stranezze continuano, per esempio: attribuirsi il posto guida come diritto-dovere, litigare al posto dell’amica o della fidanzata, stare attenti alle femmine del proprio gruppo di amici, sentirsi interamente responsabili del benessere economico della famiglia, regalare fiori, offrire da bere, pagare la cena, non partecipare alle riunioni di donne… Cose così, banalità forse, molte delle quali sono etichettate come galanterie e, perciò, a noi femmine ci piacciono e ce le teniamo strette, sorridendo maliziosamente a chi usa tali gentilezze con noi.
Alcuni passi avanti sono evidenti a tutti, per esempio una nuova generazione di padri affettuosi con i loro figli, un comportamento impossibile da concepire fino a cinquant’anni fa. Però essere femminista non significa volere un mondo al contrario, vuol dire volere un mondo in cui ognuno possa assecondare e praticare il proprio carattere – mascolino o femminino o altro che dir si voglia – liberamente. Come Emma Watson mi chiedo, quando prenderemo – tutti e tutte – coscienza di questo? quando saremo davvero “liberi di essere”? Perché se bisogna cambiare, bisogna cambiare insieme! Questo è il senso del suo discorso. In attesa di una campagna ParentsForChildren, che magari si chiami WeForWe e basta, speriamo che la parola femminismo non sia più sinonimo di “donna incazzata e tabagista”. Forse il volto di Emma Watson potrebbe funzionare.
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La società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella società”. Scrive Monica Lanfranco sul Fatto Quotidiano: “il discorso dell’attrice, classe 1990, è stato sottovalutato dai media e forse anche dai movimenti delle donne.” Io non voglio sottovalutarlo. Per quel che mi riguarda non posso che concordare con Emma Watson e sottolineare le sue parole a proposito delle azioni, convegni o assemblee che affrontano tematiche di genere frequentate in stragrande maggioranza da sole donne: “Come possiamo cambiare il mondo quando soltanto metà di esso è invitato o si sente a suo agio a partecipare alla conversazione?”.
Fin da bambini osserviamo i comportamenti dei nostri coetanei e degli adulti e ci domandiamo: perché ci si comporta così? chi è che impone di fare certe cose? cos’è che spinge ad assumere certi atteggiamenti? e io c’entro qualcosa? fino a che punto? Nella nostra società di oggi nessuno – ufficialmente – può dirti: questo non puoi farlo perché sei femmina o questo non puoi studiarlo perché sei femmina, oppure qua non ci puoi andare perché sei femmina, così non devi comportarti perché sei femmina. Eppure riceviamo un’educazione molto diversa. Non è detto che sia inferiore o superiore. Magari solo un’educazione adeguata alla femminilità o alla mascolinità. Che ti insegna come comportarti in un mondo prevalentemente maschilista.
Ma i maschi non sono esenti da questo meccanismo irrispettoso delle proprie inclinazioni. I maschi – per lo meno a partire dalla pubertà in poi – sembrano costretti a fare cose strane tipo: non piangere, non dormire nello stesso letto, non fare a meno di sottolineare la bellezza di un fondoschiena, fare gli spacconi davanti alle femmine, non arrossire per le stupidate che dice e che fa l’amico spaccone, non avere paura di andare da soli in giro di sera, allenarsi a fare i lavori cosiddetti pesanti, dimostrare continuamente di essere forti e, spesso, superiori. Crescendo le stranezze continuano, per esempio: attribuirsi il posto guida come diritto-dovere, litigare al posto dell’amica o della fidanzata, stare attenti alle femmine del proprio gruppo di amici, sentirsi interamente responsabili del benessere economico della famiglia, regalare fiori, offrire da bere, pagare la cena, non partecipare alle riunioni di donne… Cose così, banalità forse, molte delle quali sono etichettate come galanterie e, perciò, a noi femmine ci piacciono e ce le teniamo strette, sorridendo maliziosamente a chi usa tali gentilezze con noi.
Alcuni passi avanti sono evidenti a tutti, per esempio una nuova generazione di padri affettuosi con i loro figli, un comportamento impossibile da concepire fino a cinquant’anni fa. Però essere femminista non significa volere un mondo al contrario, vuol dire volere un mondo in cui ognuno possa assecondare e praticare il proprio carattere – mascolino o femminino o altro che dir si voglia – liberamente. Come Emma Watson mi chiedo, quando prenderemo – tutti e tutte – coscienza di questo? quando saremo davvero “liberi di essere”? Perché se bisogna cambiare, bisogna cambiare insieme! Questo è il senso del suo discorso. In attesa di una campagna ParentsForChildren, che magari si chiami WeForWe e basta, speriamo che la parola femminismo non sia più sinonimo di “donna incazzata e tabagista”. Forse il volto di Emma Watson potrebbe funzionare.
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