In un battibaleno, in un batter di ciglia, in un batter di pioggia sui vetri, ecco, ci siamo. Lungo l'autunno calpesto le foglie color delle mie scarpe. I marciapiedi si preparano alla nebbia. Nel cielo brumoso un raggio di sole fa capolino, per poco. Curioso di vedere come se la cavano gli omini e le donnine là, sotto le nuvole. Ma che sarà mai! Si tratta pur sempre del solito inverno alle porte! Finalmente non abbiamo più da stupirci: ma fa ancora caldo, e? L'anno scorso di questi tempi già i riscaldamenti, nevvero? Eccoci. Come cambia in una sola notte la stagione, così cambi tu. E un pomeriggio di tristezza improvvisa ti fa credere che non ce la farai. Non oggi. Non domani. Come resisterai a questo inverno? Come sopravviverai alle prossime lune che non vedrai, nascoste dalla coltre di nubi? Alla fine del giorno, cosa dirai al tuo corpo stanco, non troppo, ma quanto basta a non aver voglia di nulla se non di calore umano o animale. Vivente insomma. E invece niente. Ti aspetta l'abisso del sonno, ti aspettano altre vite in altri luoghi, ti rivendica la te stessa che ti veglia durante il giorno e la sera ti abbraccia, ti culla e ti rassicura. Un altro inverno, questo inverno, è solo per te e per me e per noi. Che altro ti serve? Un caminetto, per esempio, le dici. La mia gatta, per esempio, le ricordi. Non saprei, l'amore? Cose così, no??? E lei ti parla con la sua voce di bimba, che nemmeno ti ricordi più che un tempo era anche la tua: "ma che dici, non vedi? L'amore è intorno a te, dentro di te, accanto, ti pervade! L'universo ti accompagna ogni istante. Tutto è vivo! L'hai dimenticato? Passerà questo inverno e sarà denso, ricco di intimità e di emozioni, proprio come te l'aspettavi." Io la guardo e l'ascolto incantata dalla sua bellezza che non so più dove l'ho messa. E poi mi fa l'occhiolino. E torno dentro le coperte, ridendo.
La Domada: spettacolo di teatro-danza che reinterpreta la famosa “bisbetica domata” di
Shakespeare. Un progetto, frutto della collaborazione
tra la Compagnia della Quarta di Bologna e Danza 180° di Fernando Lazàro
di Madrid.
Al centro della storia un matrimonio, una storia d’amore, un rapporto
che si trasforma in un castigo. I riflettori si accendono con i quattro
ballerini in scena. Una coppia avanza sorridente, mano nella mano, verso
il pubblico, felice, seguita dagli altri due. Subito inizia la danza di
un legame che non è solo spirituale, ma che è soprattutto fisico e
concreto. Dei lacci annodano mani e piedi, l’uno dell’altra. I
protagonisti si liberano dei lacci fisici ma non della passione, prima, e
del tormento poi. Al loro fianco gli altri due ballerini fanno da
ombre o da specchi, a volte dirigono i loro passi, a volte sostengono le
loro decisioni, a volte istigano le loro emozioni, a volte duettano o
tra loro o coi protagonisti, danzando il dissidio interiore. Stare
insieme diventa difficile, la donna è sempre più irascibile e
insoddisfatta, l’uomo aggressivo e impositivo. Corpi si
travolgono, si amano, si odiano, si offendono, si scusano, si
allontanano, si avvicinano, parlano/danzano con gli altri sé, respingono
e accolgono emozioni, umori, lei si avviluppa in un’amarezza che sembra
non avere fine...
La
società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il
femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche
la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il
credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È
la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella
società”. - See more at:
http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpuf
Emma Watson e il suo discorso alle Nazioni Unite in occasione del lancio della nuova campagna HeForShe.
Non discuto della campagna della UNWomen "HeForShe". Non oggi. Apprezzo le parole di una giovane donna, Emma Watson nota come Hermione Granger, eroina di milioni di ragazzini e ragazzine - ma anche di giovani e meno giovani - in tutto il mondo - leggi l'articolo completo su SenzaBarcode.it.
La società è in grado di generare
veri mostri: il maschilismo, il femminilismo – cosa diversa dal
femminismo – come prova a spiegare anche la dolce Watson: “Per la
cronaca, la definizione di femminismo è: «il credere che uomini e
donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria della
parità dei sessi in politica, in economia e nella società”.
La
società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il
femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche
la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il
credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È
la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella
società”. - See more at:
http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpuf
La
società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il
femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche
la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il
credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È
la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella
società”. - See more at:
http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpuf
Fin da bambini osserviamo i
comportamenti dei nostri coetanei e degli adulti e ci domandiamo:
perché ci si comporta così? chi è che impone di fare certe cose?
cos’è che spinge ad assumere certi atteggiamenti? e io c’entro
qualcosa? fino a che punto? Nella nostra società di oggi nessuno –
ufficialmente – può dirti: questo non puoi farlo perché sei femmina o questo non puoi studiarlo perché sei maschio, oppure qua
non ci puoi andare perché sei femmina, così non devi comportarti
perché sei maschio. Eppure riceviamo un’educazione molto diversa.
Non è detto che sia inferiore o superiore. Magari solo un’educazione
adeguata alla femminilità o alla mascolinità. Che ti insegna come
comportarti in un mondo prevalentemente maschilista. I maschi non sono esenti da questo
meccanismo irrispettoso delle proprie inclinazioni. I maschi – per
lo meno a partire dalla pubertà in poi – sembrano costretti a fare
cose strane tipo: non piangere, non dormire nello stesso letto, non
fare a meno di sottolineare la bellezza di un fondoschiena, fare gli
spacconi davanti alle femmine, non arrossire per le stupidate che
dice e che fa l’amico spaccone, non avere paura di andare da soli
in giro di sera, allenarsi a fare i lavori cosiddetti pesanti,
dimostrare continuamente di essere forti e, spesso, superiori.
Crescendo le stranezze continuano, per esempio: attribuirsi il posto
guida come diritto-dovere, litigare al posto dell’amica o della
fidanzata, stare attenti alle femmine del proprio gruppo di amici,
sentirsi interamente responsabili del benessere economico della
famiglia, regalare fiori, offrire da bere, pagare la cena, non
partecipare alle riunioni di donne… Cose così, banalità forse,
molte delle quali sono etichettate come galanterie e, perciò, a noi
femmine ci piacciono e ce le teniamo strette, sorridendo
maliziosamente a chi usa tali gentilezze con noi.
Alcuni passi avanti sono evidenti a
tutti, per esempio una nuova generazione di padri affettuosi con i
loro figli, un comportamento impossibile da concepire fino a
cinquant’anni fa. Però essere femminista non significa volere un
mondo al contrario, vuol dire volere un mondo in cui ognuno possa
assecondare e praticare il proprio carattere – mascolino o
femminino o altro che dir si voglia – liberamente. Come Emma Watson
mi chiedo, quando prenderemo – tutti e tutte – coscienza di
questo? quando saremo davvero “liberi di essere”? Perché se
bisogna cambiare, bisogna cambiare insieme! Questo è il senso del
suo discorso. In attesa di una campagna ParentsForChildren, che
magari si chiami WeForWe e basta, speriamo che la parola femminismo
non sia più sinonimo di “donna incazzata e tabagista”. Forse il
volto di Emma Watson potrebbe funzionare.
La
società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il
femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche
la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il
credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È
la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella
società”. Scrive Monica Lanfranco sul Fatto Quotidiano: “il discorso dell’attrice, classe 1990, è stato sottovalutato dai media
e forse anche dai movimenti delle donne.” Io non voglio sottovalutarlo.
Per quel che mi riguarda non posso che concordare con Emma Watson e
sottolineare le sue parole a proposito delle azioni, convegni o
assemblee che affrontano tematiche di genere frequentate in stragrande
maggioranza da sole donne: “Come possiamo cambiare il mondo
quando soltanto metà di esso è invitato o si sente a suo agio a
partecipare alla conversazione?”.
Fin da bambini osserviamo i comportamenti dei nostri coetanei e degli adulti e ci domandiamo: perché ci si comporta così? chi
è che impone di fare certe cose? cos’è che spinge ad assumere certi
atteggiamenti? e io c’entro qualcosa? fino a che punto? Nella nostra
società di oggi nessuno – ufficialmente – può dirti: questo non puoi
farlo perché sei femmina o questo non puoi studiarlo perché sei femmina,
oppure qua non ci puoi andare perché sei femmina, così non devi
comportarti perché sei femmina. Eppure riceviamo un’educazione molto
diversa. Non è detto che sia inferiore o superiore. Magari solo
un’educazione adeguata alla femminilità o alla mascolinità. Che ti
insegna come comportarti in un mondo prevalentemente maschilista.
Ma i maschi non sono esenti da questo
meccanismo irrispettoso delle proprie inclinazioni. I maschi – per lo
meno a partire dalla pubertà in poi – sembrano costretti a fare cose
strane tipo: non piangere, non dormire nello stesso letto, non fare a
meno di sottolineare la bellezza di un fondoschiena, fare gli spacconi
davanti alle femmine, non arrossire per le stupidate che dice e che fa
l’amico spaccone, non avere paura di andare da soli in giro di sera,
allenarsi a fare i lavori cosiddetti pesanti, dimostrare continuamente
di essere forti e, spesso, superiori. Crescendo le stranezze continuano,
per esempio: attribuirsi il posto guida come diritto-dovere, litigare
al posto dell’amica o della fidanzata, stare attenti alle femmine del
proprio gruppo di amici, sentirsi interamente responsabili del benessere
economico della famiglia, regalare fiori, offrire da bere, pagare la
cena, non partecipare alle riunioni di donne… Cose così, banalità forse,
molte delle quali sono etichettate come galanterie e, perciò, a noi
femmine ci piacciono e ce le teniamo strette, sorridendo maliziosamente a
chi usa tali gentilezze con noi.
Alcuni passi avanti sono evidenti a
tutti, per esempio una nuova generazione di padri affettuosi con i loro
figli, un comportamento impossibile da concepire fino a cinquant’anni
fa. Però essere femminista non significa volere un mondo al
contrario, vuol dire volere un mondo in cui ognuno possa assecondare e
praticare il proprio carattere – mascolino o femminino o altro che dir
si voglia – liberamente. Come Emma Watson mi chiedo, quando
prenderemo – tutti e tutte – coscienza di questo? quando saremo davvero
“liberi di essere”? Perché se bisogna cambiare, bisogna cambiare
insieme! Questo è il senso del suo discorso. In attesa di una campagna
ParentsForChildren, che magari si chiami WeForWe e basta, speriamo che
la parola femminismo non sia più sinonimo di “donna incazzata e
tabagista”. Forse il volto di Emma Watson potrebbe funzionare.
- See more at: http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpu
La
società è in grado di generare veri mostri: il maschilismo, il
femminilismo – cosa diversa dal femminismo – come prova a spiegare anche
la dolce Watson: “Per la cronaca, la definizione di femminismo è: «il
credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È
la teoria della parità dei sessi in politica, in economia e nella
società”. Scrive Monica Lanfranco sul Fatto Quotidiano: “il discorso dell’attrice, classe 1990, è stato sottovalutato dai media
e forse anche dai movimenti delle donne.” Io non voglio sottovalutarlo.
Per quel che mi riguarda non posso che concordare con Emma Watson e
sottolineare le sue parole a proposito delle azioni, convegni o
assemblee che affrontano tematiche di genere frequentate in stragrande
maggioranza da sole donne: “Come possiamo cambiare il mondo
quando soltanto metà di esso è invitato o si sente a suo agio a
partecipare alla conversazione?”.
Fin da bambini osserviamo i comportamenti dei nostri coetanei e degli adulti e ci domandiamo: perché ci si comporta così? chi
è che impone di fare certe cose? cos’è che spinge ad assumere certi
atteggiamenti? e io c’entro qualcosa? fino a che punto? Nella nostra
società di oggi nessuno – ufficialmente – può dirti: questo non puoi
farlo perché sei femmina o questo non puoi studiarlo perché sei femmina,
oppure qua non ci puoi andare perché sei femmina, così non devi
comportarti perché sei femmina. Eppure riceviamo un’educazione molto
diversa. Non è detto che sia inferiore o superiore. Magari solo
un’educazione adeguata alla femminilità o alla mascolinità. Che ti
insegna come comportarti in un mondo prevalentemente maschilista.
Ma i maschi non sono esenti da questo
meccanismo irrispettoso delle proprie inclinazioni. I maschi – per lo
meno a partire dalla pubertà in poi – sembrano costretti a fare cose
strane tipo: non piangere, non dormire nello stesso letto, non fare a
meno di sottolineare la bellezza di un fondoschiena, fare gli spacconi
davanti alle femmine, non arrossire per le stupidate che dice e che fa
l’amico spaccone, non avere paura di andare da soli in giro di sera,
allenarsi a fare i lavori cosiddetti pesanti, dimostrare continuamente
di essere forti e, spesso, superiori. Crescendo le stranezze continuano,
per esempio: attribuirsi il posto guida come diritto-dovere, litigare
al posto dell’amica o della fidanzata, stare attenti alle femmine del
proprio gruppo di amici, sentirsi interamente responsabili del benessere
economico della famiglia, regalare fiori, offrire da bere, pagare la
cena, non partecipare alle riunioni di donne… Cose così, banalità forse,
molte delle quali sono etichettate come galanterie e, perciò, a noi
femmine ci piacciono e ce le teniamo strette, sorridendo maliziosamente a
chi usa tali gentilezze con noi.
Alcuni passi avanti sono evidenti a
tutti, per esempio una nuova generazione di padri affettuosi con i loro
figli, un comportamento impossibile da concepire fino a cinquant’anni
fa. Però essere femminista non significa volere un mondo al
contrario, vuol dire volere un mondo in cui ognuno possa assecondare e
praticare il proprio carattere – mascolino o femminino o altro che dir
si voglia – liberamente. Come Emma Watson mi chiedo, quando
prenderemo – tutti e tutte – coscienza di questo? quando saremo davvero
“liberi di essere”? Perché se bisogna cambiare, bisogna cambiare
insieme! Questo è il senso del suo discorso. In attesa di una campagna
ParentsForChildren, che magari si chiami WeForWe e basta, speriamo che
la parola femminismo non sia più sinonimo di “donna incazzata e
tabagista”. Forse il volto di Emma Watson potrebbe funzionare.
- See more at: http://www.senzabarcode.it/2014/10/emma-watson-heforshe-femminismo/#sthash.QHzqEgdH.dpuf